#cosasuccedeincittà

(05/06/25) Nella Milano “capitale dei diritti” – come è stata definita da Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale – che vanta il record di 5 rettrici (Politecnico, Statale, Bicocca, Cattolica, IULM) e 2 rettori (Bocconi, Vita-Salute San Raffaele), il recente incontro “Università in Comune. Genere e politiche pubbliche a Milano” ha proposto un’interessante panoramica su come si stia muovendo il Comune di Milano e il Centro interuniversitario di ricerca “Culture di Genere” rispetto all’impatto delle politiche di genere nel settore pubblico.

Come ha sottolineato Laura Lattuada, delegata Pari Opportunità Comune di Milano, la sfida oggi è unire pensiero, competenze e azioni per rendere la città a misura di donne e uomini.  Le politiche di genere e le azioni pubbliche di gender mainstreaming sono il modo con cui provare a riscrivere qualsiasi politica pubblica.

Il Comune di Milano, che già lavorato su strumenti come il Bilancio di Genere e la Certificazione di Genere 2023-2026, ora sta progettando di sviluppare il Bilancio di Genere anche a livello di Municipi per riuscire a leggere la città ancora di più in filigrana.

Nel suo intervento di apertura Yasmine Etgas , docente alla School of International and Public Affairs della Columbia University dove dirige il programma su “Gender and Public Policy, ha sollecitato il mondo accademico a portare avanti il suo ruolo di creatore di competenze e capacità critica, evidenziando la necessità di avere un “whole-of-society effort” e di lavorare insieme per stimolare una volontà politica forte e conseguenti investimenti significativi. La gender fatigue, la lentezza amministrativa e legislativa come la resistenza e lo scetticismo di alcuni organi non si possono evitare ma vanno affrontati con determinazione.

In questi anni di attività del Centro interuniversitario, operando in chiave transdisciplinare, si è visto come ogni ateneo abbia tempi, percorsi e focus tematici distinti. Tutti concordano però che la raccolta dei dati per il Gender Equality Plan (GEP) sia uno strumento utile per leggere e sistematizzare le politiche di Pari Opportunità dell’organizzazione nel loro insieme, al di là del semplice adempimento amministrativo, per coinvolgere nel percorso di sviluppo anche la governance, gli studenti e le strutture operative.  Essenziale, come succede sempre, è che la prima linea e la governance ci credano.

Durante l’incontro ogni ateneo ha raccontato le azioni che sta mettendo in campo, dall’implementazione di strumenti fondamentali (le survey sul benessere organizzativo, gli sportelli per gli studenti su temi come la violenza di genere e il benessere mentale, le misure di supporto alla genitorialità, i corsi ed eventi di sensibilizzazione) a progetti più innovativi (le reti dei referenti dipartimentali, il gender agent che coordina e monitora, il prorettorato dedicato alla diversità e all’inclusione, l’integrazione della lente di genere negli insegnamenti, i progetti sul territorio, la valorizzazione delle figure storiche dell’ateneo, le proposte formative per le scuole, le attività di comunicazione attraverso l’arte che rendono visibile l’invisibile), stimolando una riflessione anche su temi molto urgenti come il linguaggio inclusivo, il benessere relazionale, hate speech, l’AI e i bias di genere.

In conclusione  è stato presentato il protocollo tra Comune di Milano e Centro Interuniversitario di Ricerca che – come ha raccontato Marilisa D’Amico, Professoressa di Diritto Costituzionale della Statale e coordinatrice del Centro Interuniversitario, punta a rafforzare la collaborazione su ricerca, formazione e buone pratiche nelle politiche di genere (occupazione femminile, sviluppo urbano, benessere organizzativo), rafforzando ancora di più il dialogo tra istituzioni, accademia e società civile in ottica di innovazione sociale.

L’incontro nasce dalla volontà di mettere assieme tanti sguardi – ha sottolineato Anna Scavuzzo, vice sindaca e l’assessora all’istruzione – evitando una politica delle donne fatta dalle sole donne e a partire  da una politica consapevole del suo ruolo di dare una direzione.

Come ci dimostra la situazione negli USA, i diritti non sono acquisiti e le università sono un luogo dove i diritti di costruiscono, discutono e difendono.

Qui il programma